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La sonda Juno della NASA svela indizi sull'origine dei raggi cosmici
La sonda Juno della NASA ha fornito nuove prove che spiegano come alcune delle particelle più energetiche dell'universo, inclusi i raggi cosmici, vengano accelerate a velocità prossime a quella della luce.

Quando pianeti e stelle attraversano i flussi di particelle cariche che scorrono nello spazio, i loro campi magnetici agiscono come ostacoli. Le particelle in arrivo vengono rallentate e deviate, formando un confine chiamato onda d'urto di prua. Appena davanti a questo confine si trova l'onda d'urto di precessione, una regione variabile in cui le condizioni magnetiche possono accelerare alcune particelle a velocità prossime a quella della luce. Foto: Ben C. Smith/Johns Hopkins Applied Physics Laboratory
Mentre orbitava attorno a Giove, Juno ha rilevato elettroni ad alta energia nella regione di pre-shock del pianeta, un'area in cui le particelle cariche provenienti dal Sole interagiscono con il potente campo magnetico di Giove.
Le osservazioni confermano una teoria di lunga data secondo cui le particelle possono essere accelerate rapidamente in questi ambienti magnetici turbolenti.
Gli scienziati hanno scoperto che gli elettroni vicino a Giove hanno raggiunto energie persino maggiori di quelle osservate in regioni simili attorno alla Terra, a riprova delle maggiori dimensioni dell'onda d'urto di Giove, il confine magnetico che si forma quando il vento solare incontra il pianeta.
I risultati rivelano anche una relazione di scala che corrisponde alle osservazioni dei raggi cosmici prodotti dalle supernove, suggerendo che lo stesso meccanismo di accelerazione delle particelle operi in ambienti molto diversi, dai pianeti del sistema solare alle esplosioni stellari in tutta la galassia.
Secondo i ricercatori, i risultati rafforzano il legame tra i processi locali di accelerazione delle particelle e le origini dei raggi cosmici, contribuendo a spiegare come si formano alcune delle particelle più veloci dell'universo.
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